- Vi è un’urgenza assoluta di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra an-tropogeniche entro circa un decennio. Quello climatico è un sistema complesso che scivola verso una configurazione critica e conseguente collasso (riconfigu-razione rapidissima e sostanzialmente imprevedibile).
- La costruzione di una centrale nucleare richiede una quindicina di anni. Flaman-ville 3 (Francia): è attesa l’entrata in funzione entro la fine del 2024, 17 anni dopo l’inizio lavori (il tempo di costruzione dichiarato a preventivo era 5 anni). Olkiluoto 3 (Finlandia): è entrata in esercizio, nell’aprile 2023, dopo 18 anni dall’avvio dei lavori (la fase di cantiere inizialmente prevista durava 4 anni).
- Il costo di un reattore da 1 GW o più di potenza supera ampiamente i 10 miliardi di €. Flamanville 3 (1,6 GW): preventivo 3,3 G€, consuntivo provvisorio (incluso costi finanziari) in attesa dell’entrata in funzione 19,1 G€. Olkiluoto 3 (1,6 GW): preventivo 3 G€, consuntivo 11 G€.
- Se c’è fissione ci sono necessariamente le scorie radioattive (se no non c’è fis-sione). Le scorie sono pericolose per migliaia di anni; qualsiasi trattamento fi-sico può, nel migliore dei casi, ridurre la durata della pericolosità (aumentan-dola nel breve termine) ai secoli. Dopo circa 75 anni dall’inizio dell’era nucleare, a parte ciò che è stato disperso nell’ambiente, ci sono nel mondo circa 250.000 tonnellate di scorie altamente radioattive. Queste sono generalmente collocate presso depositi “temporanei”. L’unico deposito ufficialmente definitivo è quello di Onkalo, vicino alla centrale di Olkiluoto in Finlandia, entrato in fun-zione nel 2024 con la previsione di restare aperto per altri 100-120 anni. È inte-ressante citare la vicenda di quello che doveva essere in Germania un deposito “definitivo”: Schacht Asse II, tra Bassa Sassonia e Baviera, dentro una miniera dismessa di salgemma e potassio. Aperto negli anni ’60, chiuso negli anni ’90: infiltrazioni di acqua, formazione di salamoie corrosive e radioattive, crolli in alcune camere e instabilità. Costo della bonifica circa 4 G€, inizio lavori forse nel 2033.
- A parte le scorie, una centrale nucleare produce importanti impatti sull’am-biente circostante. In particolare deve smaltire, sotto forma di calore, circa il 70% dell’energia prodotta dalla fissione (il rendimento termodinamico del reat-tore è dell’ordine del 30%). Questa imponente quantità di calore viene trasfe-rita a corpi idrici circostanti (corsi d’acqua, laghi, mare), ma occorre che l’acqua ovviamente ci sia e non si deve elevarne eccessivamente la temperatura, tanto
è vero che nell’estate particolarmente calda e secca del 2022, la Francia (e an-che la Svizzera) è stata costretta a ridurre la produzione di energia da nucleare e a importare elettricità dall’estero.
- La filiera del nucleare non comprende soltanto i reattori. A monte ci sono le miniere di uranio, che sono parecchio impattanti, e gli impianti di “arricchi-mento” del minerale, che sono sotto il controllo militare di questa o quella “po-tenza”. A valle ci sono gli impianti di riprocessamento delle barre esauste, anch’essi rilevanti dal punto di vista politico-strategico. Il tutto richiede una rete di trasporti di sostanze debolmente radioattive, in entrata nelle centrali, e altamente radioattive e calde in uscita; i trasporti pongono delicati e complessi problemi di sicurezza.
- L’energia solare in entrata sul territorio italiano è circa 250 volte l’intero fabbi-sogno nazionale. Mettendo in conto il rendimento dei pannelli fotovoltaici cor-renti, basterebbe meno del 2% del territorio nazionale per recuperare tutto il necessario, il che corrisponde a meno di ¼ delle aree che sono già occupate da tetti, capannoni, piazzali, autostrade e così via.
- I sistemi di accumulo stanno rapidamente evolvendo sia dal punto di vista della qualità e riciclabilità che del costo. Vale per le batterie e vale per sistemi evoluti come i supercondensatori (supercap). Poi, a parte i pompaggi, che sono già sfruttati, vi è anche l’idrogeno, anche se il rendimento complessivo del ciclo è dell’ordine del 30%. L’idrogeno può essere prodotto in prossimità dei luoghi di produzione di elettricità da rinnovabili (essenzialmente sole e vento) per essere poi riconvertito sul posto (senza pericolosi spostamenti) in elettricità.

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